Le ultime notizie relative all'inchiesta in corso sul cartello RAI-Mediaset, all'epoca del governo Berlusconi, diffondono un'ombra inquietante sull'imparzialità del giornalismo, se non addirittura sulle dinamiche relative alla formazione del consenso.
Riecheggiano gli insegnamenti di Karl Popper (Cattiva maestra televisione) e più recentemente di Malcom Mc Luhan sul potere mediatico ed in particolare sull'influenza finanche subliminale del mezzo televisivo.
Sotto il governo Berlusconi, l'informazione era drogata?
Questo interrogativo - se non certezza - traspare dalle intercettazioni telefoniche acquisite agli atti. Ma allora qual è stata la realtà è soprattutto cosa ci aspetta nel futuro?
Quando il 90% della tivù italiana è influenzato dallo stesso centro di potere si parla nobilmente di conflitto interessi. Volgarmente invece è il caso di dire che si tratta di una presa per i fondelli, della mistificazione della realtà, della captatio benevolentia più laida possibile.
Mentre non te ne accorgi, ti fregano. Ti prendono l'anima mentre pensi di distenderti i nervi davanti alla televisione, mentre sei dedito al rutto libero in pantofole, nel momento in cui sei più arrendevole, più indifeso, più debole.
Forse questa stessa dinamica giustifica finanche il miracoloso quanto repentino recupero da parte della casa delle libertà di 6-7 punti percentuali alle ultime elezioni politiche. Basta dire in tv che un politico è acclamato dovunque, mentre in alcune occasioni viene miseramente fischiato. Basta nascondere i fischi e si orienta strumentalmente il consenso popolare.
Pur in merito al settore pubblicitario, si scoprono particolari di certo non rassicuranti.
Negli anni del governo Berlusconi, Mediaset ha fatto il pieno di introiti pubblicitari a scapito in gran parte degli introiti incassati dalla Rai. Mediaset ha guadagnato investitori proprio nella fascia del prime time.
Il portavoce dell'ex casa del libertà, senatore Bonaiuti si è affrettato a sconfessare il contenuto delle intercettazioni. Tesi propugnata è che Berlusconi non la guarda neppure la televisione.
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